27 aprile 2015

Un braccio paralizzato che si muove grazie a dei chip!

La scienza tecnologica, viaggia sempre più spesso di pari passo con la medicina e la salute, ecco un esempio della loro immensa eccellenza!

I ricercatori della Case Western Reserve University alla Mit Technology Review hanno spiegato come  attraverso una nuova tecnica sperimentale , un braccio che fino a ieri non poteva muoversi oggi può avere una speranza... e tutto attraverso dei chip impiantati nell'arto e collegati al cervello i quali traducono in stimoli i segnali dei neuroni ... e quindi in movimento!
La speranza futura è di poter riuscire a tradurre anche il senso del tatto.

Questa nuova tecnologia, utilizzata dai ricercatori della Case Western University, utilizzerà un’interfaccia brain computer interface, o BCI, sviluppata dai ricercatori della Brown University e del Massachusetts General Hospital, con cui sarà in grado di  controllare il braccio di un paziente con un sistema denominato stimolazione elettrica funzionale (FES) che invierà segnali a 18 muscoli delle braccia e della mano così da poter far si che il soggetto, paralizzato dal collo in giù, possa compiere azioni quali mangiare e grattarsi il naso. Una piccola sonda di quattro millimetri per lato con 96 elettrodi simili a capelli che penetrano di 1.5 millimetri parte della corteccia motoria che controlla i movimenti delle braccia sarà il cuore del dispositivo.

La strumentazione registra gli impulsi di dozzine di neuroni che corrispondono all'intenzione di muoversi del  paziente. La tecnologia per l’attivazione dei muscoli è stata collaudata a lungo su pazienti paralizzati. Il trial clinico è conosciuto come BrainGate2.

Daniel Moran un neuroscienziato dell’Università di Washington a St. Loui,s non coinvolto nello studio, afferma che “questa è la prima volta che qualcuno connette assieme i dispositivi BCI e FES”.

Questi enormi passi avanti nella tecnologia unita alla medicina portano finalmente un aiuto a persone che soffrono e che hanno bisogno veramente di una "mano"!

Mirella G.


24 aprile 2015

Life Clock: conta la tua vita

Immaginate un futuro in cui ognuno di noi possa conoscere il giorno esatto in cui morirà, una specie di data di scadenza impressa sulla pelle, sempre con noi. 
Beh, si sa il futuro non è lontano e forse è già arrivato. Non è proprio così in realtà, ma Apple vuole provarci. 

Scende in campo questa volta provando a regolare la qualità della nostra vita stabilendone una durata. Spieghiamoci meglio. Sfruttando l'onda del suo onnipresente smartwatch, Apple, ha pensato di implementare un'app, ideata da Rehabstudio, che analizzando il nostro stile di vita ne stima la durata. Come? 
Basandosi sull'attività fisica, l'alimentazione, la durata del sonno. A partire da questi parametri, Life Clock stima poi un guadagno o una perdita di minuti di vita
Ad esempio dormire poco potrebbe far perdere 25 minuti, mezz'ora di attività fisica invece ne farebbe guadagnare 36. 


L'intento non è assolutamente quello di stabilire con precisione i tempi ma di far riflettere sull'impatto che determinati comportamenti hanno sulla nostra salute. 
Quello che questa app fa venire in mente è il vecchio giochino con cui molti di noi si sono confrontati nell'infanzia, il Tamagotchi. Ricordate? 
Su un piccolo dispositivo portatile ci si prendeva cura di un esserino alieno, Tamagotchi, e gli si dava il necessario per farlo crescere e vivere il più a lungo possibile. 
Sembra che Life Clock voglia replicare lo stesso andamento, rendendo questa app quasi un gioco, con guadagni e perdite. 

Ma avere sempre sott'occhio lo scandire dei minuti con aumenti e diminuzioni non ci renderà dipendenti da questo piccolo schermo? 
Lo controlleremo ad ogni nostra azione sperando in un aumento? 
In ogni caso, avere registrato sul proprio polso il tempo residuo di vita pare una cosa alquanto inquietante, così tanto che ci viene da chiederci: nel conteggio sarà calcolata l'ansia suscitata dal leggere il tempo rimanente?

Credits: http://www.thelifeclockapp.com/ 


Monica

22 aprile 2015

MusixMatch: hai voglia di cantare?

Ecco a voi l' App che ci farà provare a cantare con il testo 

L'App tutta italiana che conquista tutti, anche Spotify!

Con la sua straordinaria App Max Ciciola è riuscito ad accedere al mondo della musica mondiale anche grazie alla comunity da lui creata "MusiXmatch":una banca dati dove trovare e distribuire in modo legale i testi dei brani musicali.

In questo modo la webradio è in grado di mostrare offrire i testi di 7 milioni di canzoni in 38 lingue e la comunity mira ad ampliare grazie anche agli utenti il suo catalogo testi per crescere sempre più nel mondo del web


L'idea dell'App di Max Ciciola è nata nel 2008 a Bologna sua città natale, dalla grande intuizione che la parola più cercata sulla rete di Google fosse lyrics (testi) preceduta in classifica solo da Facebook e Youtube; così l'idea geniale di poter consultare ovunque attraverso lo smartphone i testi delle canzoni.  

Musixmatch è stata l'App dell'anno nel 2013.


La sua l' App si è fatta strada e ad oggi conta 25 milioni di utenti dalle nazioni più diverse:  Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, India, Filippine. 

La sua App ha ricevuto vari finanziamenti, tra cui l’ultimo di 5 milioni di dollari, e...ha superato il milione di euro di fatturato!

E'riuscito anche a trovare un accordo con Spotify, l’azienda leader nel mondo nel servizio musicale che offre lo streaming on demand di una selezione di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti che, con cui integrerà l’App italiana nella sua versione per desktop. che ci farà cantare!



20 aprile 2015

Un osso per la salute del vostro cane!

L'inventore è tutto italiano ma vive a New York e si chiama Davide Rossi. E' un giovane ingegnere che con alcuni soci nel 2012 ha fondato l'impresa FitBark.

Tutta l'idea  ruota intorno al mondo animale ed ha origine dalla necessità di voler verificare la salute del nostro cucciolo a quattro zampe anche quando non ci siamo. Così parte il progetto per questa formidabile applicazione che è in grado  di controllare l'andamento fisico in ogni momento della giornata e anche a distanza!


FitBark è un monitor a forma di osso da applicare al collare del nostro cane, come una medaglietta, per ricevere sulla App  (compatibile iOs e Android) le pulsazioni e verificare l’attività, sonno compreso. Inoltre tramite il servizio Bluetooth (la batteria dura sette giorni), i sensori del nostro FitBark riescono a comunicare con l'applicazione per smartphone, in modo da poter confrontare i dati ricevuti con quelli contenuti nel database del software.

L'App ospita anche una piattaforma di condivisione (foto, testi,  video): i dati raccolti possono essere inviati anche al veterinario ed è perfino compatibile con wearable dedicati al fitness così da poterlo portare con te anche facendo footing!

Adesso anche i nostri amici animali possono dire di essere tecnologici!!!

Mirella G.



17 aprile 2015

Trasportatevi in modo alternativo

Siamo frenetici, sempre in movimento e perennemente in ritardo. Se poi ci si mettono di mezzo anche il traffico e i problemi con il parcheggio passa la voglia di spostarsi con la propria auto. Certo esistono i mezzi pubblici ma non sempre coprono comodamente il nostro tragitto, e poi bisogna sempre tenere conto della dilatazione dei tempi. 
Per questo quando spuntano app e nuovi servizi che si propongono di facilitare i nostri spostamenti è facile che abbiano subito successo. 

E' il caso del famosissimo Uber, il servizio che fornisce trasporto automobilistico privato attraverso un'app che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. Nato nel 2009 a San Francisco ha subito una notevole espansione in tutto il mondo e parallelamente un forte coro di polemiche.


Esistono poi molti altri sistemi di condivisione auto. A partire dai car sharing cittadini, come non citare quindi Ioguido
E' fresca la novità dell'arrivo a Torino di Car2go, già presente a Roma, Firenze, Milano e in altre 12 città in tutta Europa, che a differenza di altri car sharing non ha stazioni fisse e l'auto può essere prelevata e lasciata ovunque. I costi non sono elevati e si propongono con innovative formule di convenienza che ricordano i piani tariffari dei cellulari. Il tutto fruibile, in seguito a un'iscrizione, con un'app
Analogamente sbarca, sempre a Torino come novità, Enjoy di Eni, che offre la possibilità di prenotare delle Fiat 500.

Dopo il taxi privato di Uber e il car sharing come non parlare del car pooling
E quale nome più famoso se non BlaBlaCar
Anche qui la lista di chi si propone per questo servizio sarebbe lunga, tenendo anche conto dei molteplici car pooling aziendali o scolastici. In ogni caso la condivisione ha molteplici vantaggi, economici ma anche ambientali, e per questo ci piace sottolinearne i pregi.

Stando ai dati del 2013 Torino risulta una delle città italiane più attive nel campo del ride sharing, al terzo posto nella classifica delle città che contano più offerte/richieste di passaggio. Il Piemonte in generale, invece, ha il pregio di essere una regione particolarmente attenta alle novità del web: con alti numeri di utenti iscritti a community di condivisione auto

Il fatto che siano nate iniziative come Uber e BlaBlaCar ha il merito di offrire la possibilità di recensire i fornitori per agevolare gli utenti ed evitare situazioni spiacevoli con viaggi al buio. Ricordiamo però che anche i fruitori possono essere recensiti, in una continua rete di commenti che può favorire, è vero, ma a volte anche rendere il tutto più ingarbugliato.

Monica

15 aprile 2015

Mecspe 2015: umanoidi e arti bionici

Sabato 28 marzo alle Fiere di Parma si è tenuta la 14esima edizione del Mecspe, la fiera internazionale delle tecnologie per l'innovazione. 
In tutta la fiera sicuramente ha avuto maggior rilievo la "Piazza della Robotica & degli Umanoidi".


Così è stato possibile interagire con Nao, un umanoide presentato dall’ Università degli Studi di Padova che è in grado di ballare, di rialzarsi in caso di caduta, di capire qualsiasi cosa gli viene detto e rispondere con la sua voce.

Idem con Orobot, un robot autonomo sviluppato per assistere gli anziani in casa, è capace di identificare le persone, segnalare qualsiasi evento si verifichi all’interno delle mura domestiche, rilevare intrusioni ed effettuare chiamate in videoconferenza. 

La robotica presente a Mecspe ha dimostrato anche innovazioni nel mondo della riabilitazione e del miglioramento della deambulazione per le persone con mobilità e indipendenza ridotta. In particolare, l’Istituto di Biorobotica della scuola di Sant’ Anna ha presentato due progetti di robotica "indossabile": l' Hande Xos, un esoscheletro di mano per il recupero della funzionalità post trauma e assistenza funzionale alla presa degli oggetti. Si tratta di un prototipo robotico indossabile attorno alla mano del paziente che ancora possiede l’arto, ma che non riesce più a utilizzarlo a causa di danni neurologici; la "mano bionica" è stata sviluppata relativamente al progetto di ricerca Way (Wearable interfaces for hand function recovery).
L'altro progetto è Cyberlegs, una protesi robotizzata che grazie ad una specie di servomotore, asseconda il movimento delle gambe permettendo di camminare, salire le scale e alzarsi con il minimo sforzo fisico, ideale per anziani o per chi ha subito un'amputazione a seguito di un trauma.

In Italia la signora Lea Mina Ralli, già dal 2014, ha in casa “Mister Robin”, un robot che assiste la signora in casa sua e la tiene in contatto con familiari o medici. Non solo: la signora Lea ha a disposizione anche dispositivi indossabili e sensori collocati in tutta la casa di modo da tenere sempre sott’ occhio la sua salute e le sue attività quali cucinare, dormire o guardare la televisione e monitorare pressione sanguigna e glicemia. Il nome ufficiale del robot è "GiraffPlus" e nasce da un progetto, finanziato dalla Commissione Ue, coordinato dall’Università di Orebro, in Svezia e con la collaborazione dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (Isti-Cnr) e dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (Istc-Cnr). L’azienda che lo produce è la "Giraff Technologies" e prevede di metterlo in commercio per la fine del 2015 con un costo iniziale di circa 2.000 euro o un affitto mensile di circa 200 euro. 
  
Presto sarà possibile giocare a calcio o a basket e ballare con agili umanoidi che potranno anche assistere disabili e anziani, proveranno emozioni e garantiranno loro la massima protezione. 
Potremmo avere a disposizione robot comandati a distanza, in grado di lavorare in ambienti ostili senza far correre rischi all’ uomo e indossare arti bionici per permettere una vita normale anche a chi ha una mobilità ridotta.
Ancora una volta la tecnologia dimostra che, se utilizzata con coscienza, può essere davvero utile in qualsiasi ambito della vita quotidiana.

13 aprile 2015

Dal Politecnico di Torino una zattera che crea energia pulita dal mare!

Il mondo cambia e noi cerchiamo di cambiare con lui.... così uno spin off di giovani ricercatori del Politecnico di Torino ha creato il progetto Iswec (Inertial Sea Wave Energy Converter), una "zattera" galleggiante che è in grado di catturare l'acqua e di trasformarla in energia pulita.

Con il progetto il team si é appena aggiudicato il prestigioso riconoscimento NI Engineering Impact Awards 2015 per la migliore ed innovativa applicazione tecnica nei più svariati settori industriali.

Iswec è lunga 15 metri, larga 8 e alta 5, galleggia rimanendo ancorata sul fondale come una qualsiasi imbarcazione, al suo interno racchiude una sorta di trottola, che di fatto è un giroscopio il quale viene fatto ruotare su se stesso da un motorino elettrico. La struttura viene fatta oscillare dal rollio delle onde così il movimento si converte in energia, che viene trasportata a sua volta alla prima cabina elettrica sulla costa attraverso un cavo deposto sul fondale.


«Questo sistema è capace di adattarsi automaticamente alle condizioni del mare grazie ad un cervello elettronico, basato su tecnologia National Instruments, che in tempo reale varia la rigidità delle  componenti per rispondere all'altezza delle onde», spiega Paolo Gherra, uno dei responsabili del progetto. Lavorando sulla frequenza e sulla pendenza del fianco dell’onda, Iswec è capace di estrarre un elevato quantitativo di energia anche da onde poco potenti tipiche di mari chiusi come il Mediterraneo. 

La sua unicità sta proprio nel fatto che attraverso la sua sintonizzazione sulla frequenza di massima produttività con la frequenza dell’onda incidente, si ottiene  un incremento della produttività complessiva.

A suo favore poi ci sono molte variabili:
• Non presenta parti mobili immerse in acqua
• Non presenta quantitativi significativi di sostanze inquinanti a bordo
• È facilmente ispezionabile e accessibile per manutenzioni
• Il dispositivo presenta un maggiore campo di funzionamento grazie alla regolazione della velocità
del volano che è una delle potenziali chiavi di successo del sistema ISWEC perché il giroscopio azionato può essere parzializzato e non fermato grazie al controllo attivo del sistema.

Il team di progetto punta a installare il primo prototipo al largo di Pantelleria già nel mese di aprile.

Insomma un sistema studiato nei minimi particolari!
Con questo tipo di scoperta si potrebbe aiutare il mondo ad essere più "green"!

Mirella G.

10 aprile 2015

La nuova "Apple City"? In Giappone!

Entro marzo 2017 Apple costruirà il suo centro di ricerca e sviluppo a Yokohama, nel quartiere Tsunashima su una area di una vecchia fabbrica della Panasonic che ha chiuso nel 2011.
La presenza di Apple intende riqualificare la città anche attraverso le nuove attività e industrie nella speranza che la compagnia possa collaborare anche con le piccole imprese e le università. 
La notizia che Cupertino avrebbe costruito un nuovo sito in Giappone è emersa a dicembre, direttamente dal premier Shinzo Abe, nel pieno della campagna elettorale.

Dopo la "Facebook City" di Zuckerberg, quindi, ecco la risposta della Apple: la smart-city a basso impatto ambientale che comprenderà alloggi e aree commerciali con negozi residenziali e al dettaglio. L'impianto di Yokohama dovrebbe ospitare diverse centinaia di dipendenti.


Apple ha dimostrato una grande passione per l'architettura per la costruzione dei suoi edifici: basta pensare al Apple Store "cubo" nella famosa 5th Avenue, il design sorprendente del nuovo Campus 2 o la versione futuristica del cilindro di vetro del Pudong Apple Store di Shanghai, in Cina. Questo nuovo progetto non sarà da meno: consta di un edificio di quattro piani con pareti di vetro ed esterno ondulato che rievoca le onde, visto che la sua posizione è di fronte all'oceano di Yokohama, una delle principali città portuali del Giappone.

La società ha chiarito di voler costruire la struttura a basso impatto ambientale (con risparmi del 40% sui consumi elettrici) su un'area di 12.500 metri quadrati in un sito di 40.000 metri quadrati complessivi con 1.200 alberi e un tetto paesaggistico che utilizzerà acqua riciclata per la sua irrigazione, come già accade presso il nuovo edificio Campus 2 di Cupertino. 

Apple possiede molte altre strutture di R&S in Israele e in Florida, di ricerca e ingegneria del software a Seattle e dispone di altre strutture in Inghilterra e a Boston.
In questo nuovo centro, Apple svilupperà tecnologie di produzione per componenti non solo per prodotti come l'iPhone, ma anche per quelli per la cura della salute e per il nuovo settore automotive.
(vedi articolo del nostro blog).

Apple intende assumere i migliori ingegneri e usufruire delle strutture presenti per espandere le sue vendite in Giappone, una importante fonte industriale. Per i giapponesi questo significa più opportunità di collaborazione con Apple e grande crescita produttiva e di sviluppo.




8 aprile 2015

AMBLIOPIA: un videogame per curarla.

L'ambliopia è un'alterazione della visione dello spazio che si manifesta già durante i primi anni di vita, conosciuta comunemente come "occhio pigro". In sostanza un occhio è più "forte" dell'altro a causa di un errore di rifrazione disuguale. Colpisce il 3% dei bambini in tutto il mondo e, se non trattata in modo adeguato, è una delle principali cause di cecità negli adulti.
Ubisoft e Amblyotech Inc. hanno annunciato la loro collaborazione su un nuovo gioco chiamato Dig Rush, progettato per aiutare con il trattamento di questo problema visivo. 
Dig Rush è un modo divertente per convincere i giovani pazienti a sottoporsi alla terapia.


Joseph Koziak, CEO di Amblyotech, ha dichiarato che mentre gli attuali trattamenti, come il bendaggio dell'occhio, forniscono un sollievo limitato e hanno scarsi risultati nel paziente anche a causa del disagio che questo comporta, la terapia elettronica che Amblyotech ha brevettato è stata testata clinicamente e si è potuto constatare che aumenta significativamente l'acuità visiva dei bambini e negli adulti che soffrono di questa condizione senza l'uso di una benda. In accordo con Ubisoft, sarà inoltre in grado di fornire ai medici un quadro completo e preciso dei risultati del trattamento in modo da aiutarli a monitorare i progressi del paziente durante la terapia.


Lo sviluppo di Dig Rush è stata una grande opportunità per queste due aziende di contribuire con le loro competenze nello sviluppo di un videogame in grado di aiutare a materializzare un trattamento medico innovativo. 
Il team della Ubisoft di Montreal è stata in grado di creare una esperienza più coinvolgente e divertente per i pazienti in trattamento per ambliopia ed è un grande passo avanti nell'impatto della tecnologia videogame in ambito medico.

Si utilizzano occhiali 3D e un tablet forniti dal medico; invece di allenare solo l'occhio pigro, il nuovo videogioco sfrutta entrambi gli occhi di modo che si abbia la possibilità di "insegnare" al cervello del paziente a migliorare l'acutezza visiva, utilizzando livelli di contrasto di rosso e blu per i diversi oggetti del gioco, che possono essere percepiti appunto, tramite l'uso di occhiali stereoscopici.

Il medico può regolare le impostazioni del gioco al fine di personalizzare l'esperienza per ogni paziente. Così ogni persona che utilizza questo metodo avrà un livello personalizzato per contrastare la debolezza del suo occhio pigro.

Gli studi sulla terapia hanno già dimostrato un significativo miglioramento della funzione visiva sia nei bambini che negli adulti. 
Amblyotech Inc. si sta muovendo per ottenere l'approvazione a commercializzare questa terapia negli Stati Uniti; una volta ottenute tutte le autorizzazioni, il trattamento sarà reso disponibile in tutto il mondo.
Insomma, cosa c'è di meglio di un metodo divertente per curare le persone, soprattutto i bambini, e con un mezzo che tanto li appassiona?


Priscilla D.

Credits: Greenme.it

6 aprile 2015

Con Deathswitch arrivano le email postume

Pensavamo che ormai la tecnologia e le sue invenzioni non potessero più stupirci, abituati come siamo a scovare quotidianamente sempre nuove app, per tutti i gusti e bisogni. Ma non avevamo ancora fatto i conti con Deathswitch.

Questo pratico sebbene inquietante sistema si propone di inviare email dopo il nostro trapasso. Vi starete chiedendo: a chi? e Perchè?
Bene, i destinatari sono scelti direttamente dall'utente, da un minimo di uno, offerto nella versione base gratis, a un massimo di 10, sottoscrivendo la versione premium. L'intento è quello di permettere a chiunque di comunicare informazioni importanti che altrimenti andrebbero perse. Si pensi ad esempio a tutte le password che gravitano nella nostra vita. Banche, cellulari, account vari. Tra tutte queste possibilità potrebbe esserci qualcosa di importante da tramandare o da rendere noto perchè sia fruibile da altri.

Oppure, si potrebbe analizzare il servizio offerto da Deathswitch assimilandolo blandamente a una volontà testamentaria, senza scomode pratiche, notai ma anche, ricordiamolo, senza alcuna validità giuridica.

Inoltre un messaggio postumo potrebbe essere anche il solo modo con cui una persona potrebbe sentirsi sicura nel rivelare i propri segreti.
Non più lettere scovate in fondo ai cassetti ma email direttamente ricevute nella casella di posta. Email che saranno inviate automaticamente se il sistema non riceverà una conferma ai ripetuti messaggi inviati come controllo.

Verrebbe da dire, attenzione massima alla posta ricevuta! Il rischio è di essere dati per morti.
Deathswitch potrebbe essere un utile servizio per sbrigare qualche piccolo inconveniente ma non è da sottovalutare l'idea che promuove, cosa succederebbe se questi servizi postumi si allargassero a macchia d'olio?

credits: http://deathswitch.com/