Per creare bisogna sporcarsi le mani...

Pasticciare è una forma d'arte, solo dopo si riconosce la creatività.

Baciarsi ...

La vergogna sta nel non farlo. Anche questo è comunicare...

Urlare ?

E' solo un'altro modo per non comunicare nulla...

23 ottobre 2014

Foglie di seta per andare nello spazio!

La prima foglia artificiale che produce ossigeno consentirà lunghi viaggi nello spazio. L'iniziativa parte da un giovane laureato alla Royal College of Art, il quale ha creato una foglia biologica sintetica che assorbe acqua e anidride carbonica producendo ossigeno, proprio come una vera foglia.

Al momento, la NASA sta conducendo ricerche sui diversi modi di produrre ossigeno utili per lunghi viaggi nello spazio. E proprio questo materiale potrebbe consentircelo.

Il progetto della foglia di seta sviluppato consiste in cloroplasti sospesi in una matrice fatta di proteine della seta.
Questo materiale è estratto direttamente dalle fibre della seta e vive e respira proprio come una vera pianta.

Tutto ciò di cui la foglia di seta necessita per produrre ossigeno, è luce e una piccola quantità d’acqua. La foglia di seta è la prima foglia biologica prodotta dall’uomo: è leggera, consuma poca energia, ed è completamente biologica.

Il materiale potrebbe trovare applicazioni interessanti anche su applicazioni esterne, come facciate e sistemi di ventilazione. Di conseguenza è possibile assorbire aria dall’esterno, farla passare attraverso questi filtri biologici, e portare aria pulita all’interno.

Un felice esempio di come il design e le tecnologie possano interagire per modellare il nostro futuro, aprendo frontiere che prima nemmeno osavamo immaginare di poter raggiungere.



Stefania

21 ottobre 2014

Viaggia gratis e social con Freeppie!

Ormai l'estate è un lontano ricordo, ma le vacanze ora si potranno vivere in ogni stagione a prezzi vantaggiosi, se non addirittura gratuitamente. 
Freeppie è la piattaforma che offre bonus e punti per alberghi, bar e ristoranti, in cambio di recensioni e foto.

Perché questo nome? FREEPPIE è un mix di "free", per l'idea di gratuità, e "hippie", per l'atteggiamento libero e informale tipico dei giovani viaggiatori. Non a caso, il logo selezionato ricorda il pulmino Volkswagen Transporter, simbolo del viaggio libero anni '60.

Il funzionamento è semplice: l'utente potrà fornire commenti su locali e strutture alberghiere, ricevendo in cambio punti bonus con cui avrà la possibilità di viaggiare oppure usufruire di pasti gratis
Nella nuova frontiera del turismo social, i tre imprenditori toscani ideatori del progetto hanno voluto creare un social travel network, che possa fornire agli utenti una vera ricompensa in termini di convenienza e divertimento. 

 "L'idea - raccontano - è nata quando ci siamo chiesti dove andasse a finire la produzione perduta del turismo come le camere invendute o i tavoli nei ristoranti lasciati vuoti e mai sfruttati".
Con Freepie, infatti, le strutture alberghiere e ristoranti che dispongono di spazi invenduti (camere libere o tavoli vuoti) mettono a disposizione questi servizi in cambio di pubblicità social per i clienti che postano instantaneamente sui propri canali una recensione dopo il pasto o il pernottamento.











Geotag e connessione a Facebook rendono tutto molto semplice e immediato. Le recensioni infatti non sono anonime, poiché gli utenti sono necessariamente loggati con il loro profilo personale di Facebook e le strutture hanno così la possibilità di rispondere, commentare e interagire con i clienti.

Tuttavia si possono ottenere bonus solo dopo aver raggiunto un certo punteggio. Più è alto il numero di recensioni alle strutture convenzionate, maggiori saranno i punti guadagnati. Dopodiché sarà possibile scegliere fra le offerte pubblicate sul sito: alcune gratuite (assicurando sempre l'instant review) e altre scontate.  

Freeppie sembra quindi voler "contrastare" due big del settore: Trip Advisor, per le recensioni, e i portali di couponing, per le offerte, che in questo caso si ottengono grazie all' "attività" svolta dagli iscritti in prima persona.
Migliaia di utenti sono già registrati alla piattaforma, avendo scaricato la versione desktop o l'app Facebook, anche se occorrerà perfezionare l'applicazione mobile, considerando alcuni commenti non proprio positivi. 

Freeppie rappresenta quindi l'innovazione del turismo 3.0, capace di fondere attività social, reputazione online, e-commerce e condivisione.



Elisa





16 ottobre 2014

Commercio online: come sfuggire alla crisi del lavoro!


Oggigiorno con la crisi economica diventa sempre più difficile lavorare; eppure c'è chi, da questa situazione negativa, riesce ad estrapolarne del buono. Statisticamente, infatti, cresce sempre più il numero di persone che si affida alle proprie forze, capacità e creatività per "inventarsi un impiego lavorativo". 
"UN TOCCO IN PIU'" di Chiara Ercole  è una community di shopping online dedicata agli articoli da regalo e all'oggettistica per la casa e all’arredamento. UN TOCCO IN PIU’ nasce come e-commerce con una spiccata impronta Shabby Chic e accenti alle maggiori tendenze del momento. 

Scopriamo insieme chi è Chiara Ercole e la sua idea lavorativa...


Ciao Chiara, hai voglia di raccontarci un po' chi sei?

Sono Chiara, ho 35 anni, sono una moglie, una mamma e da qualche mese, anche una giovane imprenditrice che sfruttando un momento particolare della sua vita, ricco di tantissimi cambiamenti, ha deciso di dar vita ad un sogno tenuto per tanto tempo nascosto in fondo ad un cassetto, con la convinzione che se credi veramente in ciò che fai, i tuoi sogni possono diventare realtà.

Sappiamo tutti che in un momento di crisi lavorare diventa molto difficile. Tu come hai reagito a questa situazione?

Per 15 anni sono stata dipendente  in un’azienda, poi ad un certo punto questo rapporto si è interrotto e ho deciso che avrei colto al volo quest'opportunità per realizzare ciò che avevo chiaro in testa da un po’, ma che per mancanza di tempo ed esigenze differenti non avevo ancora avuto modo di attuare.
Fin da bambina uno dei miei passatempi preferiti era quello di giocare a vendere, quindi perché non sfruttare questa passione per riorganizzare il mio lavoro e la mia vita?
Da qui è partita l’idea dell’e-commerce, essendo io stessa una grande sostenitrice degli acquisti on-line in genere.


Ideando un e-commerce ti sei avventurata nel mondo del web. Ma secondo te il riscontro digitale che si ottiene è giustificato dal tempo impiegato su Internet?

Secondo me il mondo del web ha un grandissimo potenziale ed è destinato a diventare, sempre di più, un’elemento fondamentale della nostra vita.
Personalmente dedico dalle 4 alle 6 ore al giorno per gestire la mia attività, lavorando quasi interamente su internet, attraverso il mio sito, i social network, con i miei fornitori e i miei clienti.
Ritengo che per il mio tipo di attività, sia più che giustificato ed indispensabile dedicare il giusto tempo ad internet, anche perché penso che il riscontro che si ottiene specialmente da parte dei propri cliente sia direttamente proporzionale, oltre che al rapporto qualità/prezzo, anche dalla presente che riesci a garantire sul web per fare in modo che si possa superare quella naturale diffidenza che può nascere nei clienti per il fatto non poter visitare un negozio fisico.

Sbirciando sul tuo e-commerce quotidianamente, si intuisce una grande capacità di sapersi adattare alle varie richieste dei clienti ed alle tendenze del momento. Svelaci la tua strategia...

La mia strategia è quella di prestare molta attenzione alle richieste ed ai suggerimenti che mi arrivano da amici, parenti, conoscenti, dai clienti stessi…ho voluto inserire all’interno del mio sito un form per i suggerimenti, proprio perché non credo che il volersi impuntare su un determinato tipo di prodotto possa essere la soluzione vincente.
Ragionando da cliente, penso che il fatto di sapere che un commerciante può tenere in considerazione la mia opinione o un  mio suggerimento, mi possa conferire un senso di “importanza” che sicuramente mi porterà ad acquistare nuovamente nel suo negozio o e-shop.

Parlaci un pò di Shabby Chic e delle maggiori tendenze del momento!

Lo stile Shabby Chic è una delle tendenze del  momento maggiormente in voga, perché riesce ad appassionare una vasta clientela; questo stile riesce a coinvolgere gli amanti del classico, del country e persino del moderno che in qualche modo vogliono avere qualche nota di contrasto con tutto il resto dell’ambientazione.
Altro grande vantaggio di questo stile è che è veramente accessibile a tutti; senza spendere cifre esorbitanti, infatti, è possibile trovare oggetti di grande effetto.

Consiglieresti lo svolgimento della tua attività ad altre persone? Pensi che sia un’attività divertente e redditizia?

Consiglierei sicuramente questo tipo di attività in quanto è creativa, offre la possibilità di avere tante soddisfazioni e può diventare, se gestita in modo costante, una sicura fonte di reddito.

Pensi che l’adesione alla fidelizzazione scontistica creata con COM2COM possa esser stata utile alla tua attività?

La mia attività è nata pochi giorni dopo la nascita del COM2COM e quello che posso dire è che ha portato molte visite al mio sito e molti contatti tramite i canali social, quindi la consiglierei sicuramente come canale di informazione e diffusione pubblicitaria.

Svolgendo quest'attività ti senti imprenditrice di te stessa? Pensi che le “libere professioni” siano lavori migliori di quelli “dipendenti”?

Svolgendo questo tipo di attività posso affermare con grande orgoglio di sentirmi imprenditrice di me stessa, e di poter finalmente gestire il mio lavoro e la mia vita al meglio.
Non credo che si possa dire che le libere professioni siamo meglio di quelle “dipendenti” anche perché entrambe hanno i loro pro e i loro contro; credo invece che sarebbe ottimale il fatto che ognuno di noi potesse scegliere di svolgere l’attività lavorativa più consona alle proprie esigenze personali.

Per maggiori informazioni visitate il sito: Un tocco in più

Stefania

14 ottobre 2014

Favelas al Maracanã...

Un nuovo campionato di calcio è iniziato ma cosa è rimasto dei Mondiali del Brasile 2014? Mettendo da parte vittorie e sconfitte è bene pensare ai soldi investiti sulle mega-strutture sportive. Infatti, è di qualche giorno fa la notizia che gli stadi dei Mondiali del Brasile diventano abitazioni.




brasile 2014
















In questo caso la prefabbricazione, e la realizzazione di elementi modulari e seriali, sarà la risposta più efficace e rapida ai vistosi problemi del sovraffollamento delle città brasiliane. Sarà infatti associata la prefabbricazione edile alla riqualificazione di impianti sportivi esistenti. L'intento è quello di creare una concreta opportunità per avere, finalmente, una casa in cui vivere.


favelas
L’oneroso investimento che il Governo brasiliano ha dovuto affrontare per i Mondiali di Calcio 2014 – pari a quasi 11 miliardi di euro – ha provocato inevitabili polemiche e proteste. Ma ora le migliaia di famiglie brasiliane non saranno più costrette a vivere in abitazioni di fortuna ed in condizioni di povertà. Gli oltre 3 miliardi di euro spesi per ammodernare gli stadi non sono andati totalmente perduti proprio grazie a questo nuovo progetto.

Gli architetti Axel de Stampa e Sylvain Macaux hanno tentato una mediazione a sfondo ecosociale parlando del progetto "Casa Futebol". Questo propone l’installazione di appartamenti prefabbricati sulle facciate esterne degli stadi.
"Casa Futebol" fa parte di un progetto più vasto denominato "1 Week 1 Project".


Brasile stadio mondiale
Un'idea per ammortizzare le spese potrebbe essere quella di utilizzare i ricavati degli incontri sportivi per finanziare la manutenzione dei moduli abitativi e dell’impianto stesso.


L’idea è indubbiamente originale anche se ha già sollevato qualche contestazione. In ogni caso la sfida è stata lanciata: resta da vedere se qualcuno avrà davvero intenzione di raccoglierla.

E voi cosa ne pensate?

Stefania

09 ottobre 2014

Facebook: il social per la cura della nostra salute


Facebook si occupa quotidianamente di scoprire chi sono i nostri amici e quali sono i nostri interessi. Presto conoscerà anche le nostre condizioni di salute, realizzando servizi e applicazioni dedicate al settore della salute e del benessere

L'intenzione è quella di creare comunità di supporto virtuali per utenti afflitti dalla stessa malattia, che possano confrontarsi e interagire. I ricercatori si sono infatti resi conto che i pazienti affetti da patologie quali ad esempio il diabete, spesso si documentano sui social, quindi perché non fornirgli le informazioni direttamente su Facebook?

Negli ultimi mesi, il colosso dei social network ha organizzato incontri con medici ed esperti di sanità per ideare anche delle ipotetiche applicazioni "preventive" per aiutare le persone a migliorare il loro stile di vita, fornendo linee guida su alimentazione, esercizio fisico e sano consumo di cibo. 
Il progetto non è ancora attivo, ma la popolarità e l'utilizzo mondiale di Facebook potrebbero far sì che le comunità virtuali si sviluppino in tempi brevi.

Bisogna però ammettere che Facebook risulta essere in ritardo rispetto ad Apple e Samsung, già presenti nel settore medicale
E' stata infatti creata l'applicazione Healtkit per iPhone e iPad, che conserva e analizza i dati di salute e fitness, e il dispositivo indossabile Gear Fit di Samsung  che tiene traccia dei dati sanitari tramite sensori, analizzando le informazioni prima di visualizzarle sullo smartphone dell'utente.

Ci si chiede se quest'innovazione potrebbe mettere ancora più a repentaglio la privacy degli iscritti. Secondo alcuni esperti sì, perché al contrario di ricerche online per ottenere rimedi a malanni di piccola entità (come raffreddore o tosse), i pazienti potrebbe preferire l'anonimato. 
Come sempre però, sono gli utenti stessi a decidere quali informazioni condividere o meno con la comunità virtuale, per cui alcuni potrebbero desiderare di utilizzare il social come strumento di conforto.


Facebook invece è ottimista. Crede che questo progetto possa funzionare, così come era avvenuto in passato. 
Nel 2012 infatti, presentò un'iniziativa sulla donazione di organi, permettendo agli utenti di specificarne sul proprio profilo personale il loro eventuale consenso. Negli Stati Uniti si registrarono subito 13.054 persone, conquistando così migliaia di condivisioni.

La presenza infine di forum e siti web tra cui PatientsLikeMe dimostra come per i pazienti sia davvero importante condividere esperienze online, forse per sentirsi meno soli. 


Elisa


07 ottobre 2014

Le creazioni della stampante 3D...

Le stampanti 3D hanno la possibilità di creare, letteralmente, qualsiasi cosa; permettono di avere una riproduzione reale di un qualsiasi modello realizzato con un software di modellazione 3D. Queste sono considerate una forma di produzione additiva mediante cui vengono creati oggetti tridimensionali da strati di materiali successivi.

Questa innovazione attira l'attenzione di più persone, sia nel privato che in ambienti lavorativi. Sbrirciando tra gli oggetti proposti, oggi ci soffermiamo sull'idea di alcuni produttori della birra giapponese Suntory.

Loro hanno appena inventato un modo per realizzare i cubetti di ghiaccio con la tecnica di stampa in tre dimensioni, rendendo il bicchiere un semplice contenitore trasparente di un bellissimo oggetto di design.

Grazie alla collaborazione fra una agenzia pubblicitaria giapponese e i produttori di birra sono nati i primi cubetti di ghiaccio realizzati con una stampante 3D al mondo, e sembrano davvero sensazionali per il livello incredibile di dettaglio.
Parrebbe quasi un peccato versare il whiskey o la birra sopra la Statua della Libertà, il David di Michelangelo, o uno cavallo che salta fuori dall'acqua.

D'altronde l’evoluzione delle stampanti tridimensionali sta registrando un'accelerata davvero incredibile, e i modelli realizzabili renderanno questo tipo di creazione sempre più comuni anche in luoghi atipici come le case o i piccoli studi grafici.
Probabilmente, in futuro le stampanti 3D, in grado di scolpire qualsiasi cosa, saranno in tutte le nostre case ed aumenteranno ad un livello infinito la personalizzazione di qualunque oggetto ci capiti per le mani. Il futuro è molto più sorprendente di quanto non siano riusciti ad immaginare nel passato.



Vi aspettiamo settimana prossima per riproporvi un'altra categoria di oggetti creati con le stampanti 3D...


Stefania

02 ottobre 2014

One O: un progetto di textile design tutto Made in Italy


One O è un progetto tutto italiano, nato nel 2013 dall'inventiva di due giovani ragazze neolaureate, Irene e Chiara, con l'obiettivo di sperimentare progetti di fai-da-te e promuovere i loro prodotti di textile design.

Come nasce il progetto One O?
Poco più di un anno fa io (Irene) e Chiara eravamo prossime alla laurea in Graphic Design presso il Politecnico di Torino e alla disperata ricerca di un tema che ci appassionasse e desse la possibilità di avviare una piccola attività dopo la laurea. Così abbiamo deciso di unire in un unico progetto tutto ciò che amavamo: dalla progettazione visiva alla stampa su tessuto, dal confezionamento di oggetti fatti a mano alla fotografia e la comunicazione sul web.

One O, perché questo nome?
One O, dall'inglese 10, fa riferimento al tram che ci conduceva quotidianamente alla cittadella di Design dove ci siamo conosciute. Ma è anche la sintesi visiva di segmento (l'1) e cerchio (lo 0), ovvero le due fugure geometriche alla base dei pattern One O.

Che tipo di prodotti realizzate? E per quale target?
Inizialmente ci siamo dedicate soprattutto alla creazione di tessili per la casa (tovagliette per la colazione, cuscini decorativi, canovacci ecc), di recente -però- abbiamo aggiunto alla collezione numerosi pezzi fra cui: porta ipad, trousse, portapenne, shopper, fasce per capelli e molto altro. Il tutto acquistabile tramite il nostro negozio Etsy.

Il nostro target è sicuramente femminile: ragazze fra i 20 e i 40 anni, appassionate di design ed handmade. Amano circondarsi di colori vivaci, sfogliare riviste di home decor e leggere blog di fai-da-te. Quando acquistano scelgono i materiali in modo consapevole e non potrebbero vivere senza il loro smartphone!



Come vi sponsorizzate online?
Le nostre più grandi vetrine sono sicuramente il negozio Etsy ed il blog in cui condividiamo argomenti che appassionano il nostro target come progetti di DIY e interviste a designer,alternati a piccoli post che raccontano i nostri viaggi e la nostra vita. Cerchiamo inoltre di generare traffico al negozio con una newsletter mensile e tramite tutti i principali social media (Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e Google +). Infine siamo sempre alla ricerca di collaborazioni con altri siti web. A tal proposito siamo felicissime del supporto e dei featuring ricevuti dai vari siti. E' fantastico essere pubblicati da colossi come BuzzFeed, Apartment Therapy, Brit+co o NotCot.

Sul vostro blog figura lo slogan "things we lost", a cosa vi riferite?
Things we lost fa riferimento a tutti i piccoli dettagli che spesso perdiamo nella frenesia del tran tran quotidiano. Pensiamo in particolar modo alle architetture quotidiane: quante volte camminiamo di fretta e non notiamo dettagli unici come facciate di palazzi, installazioni luminose, inferriate e piccole delizie come queste? Con i pattern One O ispirati alla nostra città, Torino, ci riproponiamo di immortalarli per sempre stampati nel tessuto.




Avete altri collaboratori?
Da poco si è aggiunta nel team Cristina, designer e fashion addicted che cura sul blog una rubrica di moda. Quando invece abbiamo bisogno di un consulto sui materiali ed il mondo del cucito ci viene in aiuto Veronica, giovane sarta nonché nostra textile guru personale.

La vostra attività è rivolta anche a clienti residenti all'estero?
Assolutamenti sì. Duole dirlo, ma all'estero sono spesso più attenti ai materiali organici e propensi ad acquistare handmade. Il made in Italy poi, gode di particolare fama in nord America.

Siete state pubblicizzate anche da riviste del settore?
Come accennato prima abbiamo avuto la fortuna e l'onore di vedere i nostri lavori pubblicati su moltissimi siti web. Per quanto riguarda il cartaceo, invece, i nostri prodotti sono da poco apparsi su Casa Facile.

Credete che quest'attività possa divenire la vostra occupazione a tempo pieno?
Al momento si tratta di un secondo lavoro, che portiamo avanti in tutti i ritagli di tempo possibile. Per noi spesso non esistono serate e weekend liberi, ma quando ami follemente qualcosa e credi in ciò che fai allora non ti pesa lavorare duro e chissà che un giorno tutto questo lavoro non ripaghi...

Per maggiori informazioni, visitate il blog One O e il loro negozio su Etsy.

Elisa

30 settembre 2014

Mantenersi in forma bevendo succhi direttamente dalla frutta o dalla verdura!

Tenersi in forma è da sempre un obiettivo che accomuna uomini e donne. L'attenzione verso il proprio benessere fisico cresce a dismisura e dunque è tempo di creare nuove proposte salutari ed ecologiche. Ecco che anche in questo caso la tecnologia interviene in un settore di grande crescita.


Chissà che non stiamo andando verso una nuova forma di consumo. Questa volta si tratterà di bere un succo di pomodoro, di melanzana o di cipolla, inserendo una cannuccia direttamente dentro la verdura o la frutta, che conserva il suo aspetto esteriore.

La tecnologia esplosiva, che rappresenta una vera sfida, è stata inventata da Shigeru Ito, professore presso l'Università di Kumamoto (Okinawa National College of Technology). L’esperimento è stato condotto in laboratorio per conto della giapponese Kagome, leader nei succhi di frutta e verdura.


Stefania

27 settembre 2014

Arriva il nuovo iPhone 6 tra le polemiche!

A un giorno dall'uscita negli Apple Store italiani del nuovo iPhone 6 scoppiano le prime polemiche. Si sà: ogni scusa è buona per giudicare e additare l'operato altrui!



C'è chi sostiene che, giunti a questo punto, "la crisi economica è solo un'invenzione dei Big". O ancora: "se la gente fosse davvero senza soldi non si creerebbero lunghe file all'ingresso dei punti vendita Apple". Oppure "disoccupati che spendono centinaia e centinaia di euro per acquistare un cellulare; ma come si fà?". "Mentre io corro a lavoro c'è gente che corre all'Apple Store"!

Sul Web crescono a dismisura i commenti sia positivi che negativi. Basta inserire l'hashtag #iPhone6 della barra di ricerca per accedere ad un universo di informazioni.

Eppure il nuovo iPhone 6 ha scatenato polemiche anche riguardanti il suo utilizzo. Infatti “tenuto in tasca, il cellulare si piega facilmente”.


Secondo indiscrezioni da chi ha già acquistato il dispositivo, mettendolo in tasca o applicandogli della "forza in senso contrario anche solo con le dita", il cellulare si deforma e assume una curvatura che si nota facilmente mantenendo lo smartphone dritto tra le mani.
La colpa sarebbe della lega in alluminio con cui è prodotto, ovvero un materiale che anche facendo forza con le mani e per poco tempo, assumerebbe una forma curva nella parte in alto dello schermo.

Le foto scattate al nuovo modello firmato Apple hanno fatto il giro dei social networks, soprattutto Twitter. È nato così il bend gate che poi è diventato anche hashtag: #bendgate

Una tradizione, per Apple, quella di essere criticata per difetti e problemi, veri o presunti, all'uscita di un nuovo dispositivo. Sarà forse una strategia di marketing? Vi lasciamo col dubbio...

Ci sono ancora molti dettagli da chiarire su questo nuovo dispositivo tecnologico, a partire dal modello fino ad arrivare alla tasca in cui viene inserito.



In ogni caso gli Apple Store di tutto il mondo sono normalmente affollati ed animati, ma chiunque si troverà a passare davanti ad uno dei negozi con la mela morsicata in queste ore si renderà conto facilmente che questi non sono giorni come tutti gli altri.
Le persone si sono messe in coda sin dalla serata prima per acquistare il proprio iPhone nel primo giorno di commercializzazione.

Le vendite si susseguono con grande rapidità, anche grazie alle prenotazioni raccolte con il sistema iReserve grazie al quale i clienti sono stati suddivisi in scaglioni con appuntamenti previsti ad orari precisi; in questo modo sono stati evitati assembramenti eccessivi.

Per ora Apple ha rifiutato di commentare le notizie sui malfunzionamenti dell'iPhone 6. Le vendite hanno comunque già raggiunto record impressionanti: 10 milioni solo nello scorso fine settimana.

Stefania

26 settembre 2014

"OK Venice!" visitare Venezia con occhi, anzi occhiali, diversi!

Martedì 23 settembre 2014 è stata presentata "OK Venice!", la nuova app per i Google Glass, i celebri   occhiali sviluppati da Google, dotati di realtà aumentata. Si tratta di una guida turistica interattiva che permette ai visitatori di esplorare la città lagunare in modo alternativo e tecnologico. 
"OK Venice!" è stata realizzata da Mubo, startup bolognese che si occupa di editoria digitale, e da Vidiemme Consulting, piccola azienda milanese attiva nelle tecnologie digitali. L'idea parte dalla volontà di intrecciare conoscenza e gioco creando una sorta di "caccia al tesoro", seguendo un percorso alternativo rispetto a quello conosciuto dal turismo di massa.
Si è voluto inoltre seguire il filo conduttore di tre tematiche principali: storia, arte e artigianato, scoprendo ciò che ha reso celebre Venezia a livello mondiale.

Per la nuova frontiera del turismo digitale, "OK Venice!" mostra una mappa geolocalizzata a tappe: in prossimità di un punto d'interesse (POI, point of interest), il visitatore viene avvisato della presenza di un approfondimento interattivo Glass-friendly. Lo schermo dell'occhiale consente quindi di scoprire contenuti aggiuntivi riguardanti l'edificio o l'opera d'arte che il visitatore sta fissando. Le informazioni (immagini, testi e video) vengono mostrate su un prisma posizionato sulla sommità della stanghetta destra degli occhiali e lo schermo virtuale, equivalente ad una visione di 25 pollici, dista circa 2,5 metri.


La possibilità di indossare il device, anziché tenerlo in mano durante il tour, rende la visita più immediata e coinvolgente.
"OK Venice!" è un esempio innovativo di utilizzo della tecnologia a supporto della  cultura e del turismo. E' un modello che potrà poi essere riprodotto in altre città turistiche o all'interno di musei e gallerie d'arte, favorendo l'apprendimento con modalità ludiche.

Voi lo usereste durante la vostra visita alla città lagunare?


Elisa