Per creare bisogna sporcarsi le mani...

Pasticciare è una forma d'arte, solo dopo si riconosce la creatività.

Baciarsi ...

La vergogna sta nel non farlo. Anche questo è comunicare...

Urlare ?

E' solo un'altro modo per non comunicare nulla...

02 ottobre 2014

One O: un progetto di textile design tutto Made in Italy


One O è un progetto tutto italiano, nato nel 2013 dall'inventiva di due giovani ragazze neolaureate, Irene e Chiara, con l'obiettivo di sperimentare progetti di fai-da-te e promuovere i loro prodotti di textile design.

Come nasce il progetto One O?
Poco più di un anno fa io (Irene) e Chiara eravamo prossime alla laurea in Graphic Design presso il Politecnico di Torino e alla disperata ricerca di un tema che ci appassionasse e desse la possibilità di avviare una piccola attività dopo la laurea. Così abbiamo deciso di unire in un unico progetto tutto ciò che amavamo: dalla progettazione visiva alla stampa su tessuto, dal confezionamento di oggetti fatti a mano alla fotografia e la comunicazione sul web.

One O, perché questo nome?
One O, dall'inglese 10, fa riferimento al tram che ci conduceva quotidianamente alla cittadella di Design dove ci siamo conosciute. Ma è anche la sintesi visiva di segmento (l'1) e cerchio (lo 0), ovvero le due fugure geometriche alla base dei pattern One O.

Che tipo di prodotti realizzate? E per quale target?
Inizialmente ci siamo dedicate soprattutto alla creazione di tessili per la casa (tovagliette per la colazione, cuscini decorativi, canovacci ecc), di recente -però- abbiamo aggiunto alla collezione numerosi pezzi fra cui: porta ipad, trousse, portapenne, shopper, fasce per capelli e molto altro. Il tutto acquistabile tramite il nostro negozio Etsy.

Il nostro target è sicuramente femminile: ragazze fra i 20 e i 40 anni, appassionate di design ed handmade. Amano circondarsi di colori vivaci, sfogliare riviste di home decor e leggere blog di fai-da-te. Quando acquistano scelgono i materiali in modo consapevole e non potrebbero vivere senza il loro smartphone!



Come vi sponsorizzate online?
Le nostre più grandi vetrine sono sicuramente il negozio Etsy ed il blog in cui condividiamo argomenti che appassionano il nostro target come progetti di DIY e interviste a designer,alternati a piccoli post che raccontano i nostri viaggi e la nostra vita. Cerchiamo inoltre di generare traffico al negozio con una newsletter mensile e tramite tutti i principali social media (Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e Google +). Infine siamo sempre alla ricerca di collaborazioni con altri siti web. A tal proposito siamo felicissime del supporto e dei featuring ricevuti dai vari siti. E' fantastico essere pubblicati da colossi come BuzzFeed, Apartment Therapy, Brit+co o NotCot.

Sul vostro blog figura lo slogan "things we lost", a cosa vi riferite?
Things we lost fa riferimento a tutti i piccoli dettagli che spesso perdiamo nella frenesia del tran tran quotidiano. Pensiamo in particolar modo alle architetture quotidiane: quante volte camminiamo di fretta e non notiamo dettagli unici come facciate di palazzi, installazioni luminose, inferriate e piccole delizie come queste? Con i pattern One O ispirati alla nostra città, Torino, ci riproponiamo di immortalarli per sempre stampati nel tessuto.




Avete altri collaboratori?
Da poco si è aggiunta nel team Cristina, designer e fashion addicted che cura sul blog una rubrica di moda. Quando invece abbiamo bisogno di un consulto sui materiali ed il mondo del cucito ci viene in aiuto Veronica, giovane sarta nonché nostra textile guru personale.

La vostra attività è rivolta anche a clienti residenti all'estero?
Assolutamenti sì. Duole dirlo, ma all'estero sono spesso più attenti ai materiali organici e propensi ad acquistare handmade. Il made in Italy poi, gode di particolare fama in nord America.

Siete state pubblicizzate anche da riviste del settore?
Come accennato prima abbiamo avuto la fortuna e l'onore di vedere i nostri lavori pubblicati su moltissimi siti web. Per quanto riguarda il cartaceo, invece, i nostri prodotti sono da poco apparsi su Casa Facile.

Credete che quest'attività possa divenire la vostra occupazione a tempo pieno?
Al momento si tratta di un secondo lavoro, che portiamo avanti in tutti i ritagli di tempo possibile. Per noi spesso non esistono serate e weekend liberi, ma quando ami follemente qualcosa e credi in ciò che fai allora non ti pesa lavorare duro e chissà che un giorno tutto questo lavoro non ripaghi...

Per maggiori informazioni, visitate il blog One O e il loro negozio su Etsy.

Elisa

30 settembre 2014

Mantenersi in forma bevendo succhi direttamente dalla frutta o dalla verdura!

Tenersi in forma è da sempre un obiettivo che accomuna uomini e donne. L'attenzione verso il proprio benessere fisico cresce a dismisura e dunque è tempo di creare nuove proposte salutari ed ecologiche. Ecco che anche in questo caso la tecnologia interviene in un settore di grande crescita.


Chissà che non stiamo andando verso una nuova forma di consumo. Questa volta si tratterà di bere un succo di pomodoro, di melanzana o di cipolla, inserendo una cannuccia direttamente dentro la verdura o la frutta, che conserva il suo aspetto esteriore.

La tecnologia esplosiva, che rappresenta una vera sfida, è stata inventata da Shigeru Ito, professore presso l'Università di Kumamoto (Okinawa National College of Technology). L’esperimento è stato condotto in laboratorio per conto della giapponese Kagome, leader nei succhi di frutta e verdura.


Stefania

27 settembre 2014

Arriva il nuovo iPhone 6 tra le polemiche!

A un giorno dall'uscita negli Apple Store italiani del nuovo iPhone 6 scoppiano le prime polemiche. Si sà: ogni scusa è buona per giudicare e additare l'operato altrui!



C'è chi sostiene che, giunti a questo punto, "la crisi economica è solo un'invenzione dei Big". O ancora: "se la gente fosse davvero senza soldi non si creerebbero lunghe file all'ingresso dei punti vendita Apple". Oppure "disoccupati che spendono centinaia e centinaia di euro per acquistare un cellulare; ma come si fà?". "Mentre io corro a lavoro c'è gente che corre all'Apple Store"!

Sul Web crescono a dismisura i commenti sia positivi che negativi. Basta inserire l'hashtag #iPhone6 della barra di ricerca per accedere ad un universo di informazioni.

Eppure il nuovo iPhone 6 ha scatenato polemiche anche riguardanti il suo utilizzo. Infatti “tenuto in tasca, il cellulare si piega facilmente”.


Secondo indiscrezioni da chi ha già acquistato il dispositivo, mettendolo in tasca o applicandogli della "forza in senso contrario anche solo con le dita", il cellulare si deforma e assume una curvatura che si nota facilmente mantenendo lo smartphone dritto tra le mani.
La colpa sarebbe della lega in alluminio con cui è prodotto, ovvero un materiale che anche facendo forza con le mani e per poco tempo, assumerebbe una forma curva nella parte in alto dello schermo.

Le foto scattate al nuovo modello firmato Apple hanno fatto il giro dei social networks, soprattutto Twitter. È nato così il bend gate che poi è diventato anche hashtag: #bendgate

Una tradizione, per Apple, quella di essere criticata per difetti e problemi, veri o presunti, all'uscita di un nuovo dispositivo. Sarà forse una strategia di marketing? Vi lasciamo col dubbio...

Ci sono ancora molti dettagli da chiarire su questo nuovo dispositivo tecnologico, a partire dal modello fino ad arrivare alla tasca in cui viene inserito.



In ogni caso gli Apple Store di tutto il mondo sono normalmente affollati ed animati, ma chiunque si troverà a passare davanti ad uno dei negozi con la mela morsicata in queste ore si renderà conto facilmente che questi non sono giorni come tutti gli altri.
Le persone si sono messe in coda sin dalla serata prima per acquistare il proprio iPhone nel primo giorno di commercializzazione.

Le vendite si susseguono con grande rapidità, anche grazie alle prenotazioni raccolte con il sistema iReserve grazie al quale i clienti sono stati suddivisi in scaglioni con appuntamenti previsti ad orari precisi; in questo modo sono stati evitati assembramenti eccessivi.

Per ora Apple ha rifiutato di commentare le notizie sui malfunzionamenti dell'iPhone 6. Le vendite hanno comunque già raggiunto record impressionanti: 10 milioni solo nello scorso fine settimana.

Stefania

26 settembre 2014

"OK Venice!" visitare Venezia con occhi, anzi occhiali, diversi!

Martedì 23 settembre 2014 è stata presentata "OK Venice!", la nuova app per i Google Glass, i celebri   occhiali sviluppati da Google, dotati di realtà aumentata. Si tratta di una guida turistica interattiva che permette ai visitatori di esplorare la città lagunare in modo alternativo e tecnologico. 
"OK Venice!" è stata realizzata da Mubo, startup bolognese che si occupa di editoria digitale, e da Vidiemme Consulting, piccola azienda milanese attiva nelle tecnologie digitali. L'idea parte dalla volontà di intrecciare conoscenza e gioco creando una sorta di "caccia al tesoro", seguendo un percorso alternativo rispetto a quello conosciuto dal turismo di massa.
Si è voluto inoltre seguire il filo conduttore di tre tematiche principali: storia, arte e artigianato, scoprendo ciò che ha reso celebre Venezia a livello mondiale.

Per la nuova frontiera del turismo digitale, "OK Venice!" mostra una mappa geolocalizzata a tappe: in prossimità di un punto d'interesse (POI, point of interest), il visitatore viene avvisato della presenza di un approfondimento interattivo Glass-friendly. Lo schermo dell'occhiale consente quindi di scoprire contenuti aggiuntivi riguardanti l'edificio o l'opera d'arte che il visitatore sta fissando. Le informazioni (immagini, testi e video) vengono mostrate su un prisma posizionato sulla sommità della stanghetta destra degli occhiali e lo schermo virtuale, equivalente ad una visione di 25 pollici, dista circa 2,5 metri.


La possibilità di indossare il device, anziché tenerlo in mano durante il tour, rende la visita più immediata e coinvolgente.
"OK Venice!" è un esempio innovativo di utilizzo della tecnologia a supporto della  cultura e del turismo. E' un modello che potrà poi essere riprodotto in altre città turistiche o all'interno di musei e gallerie d'arte, favorendo l'apprendimento con modalità ludiche.

Voi lo usereste durante la vostra visita alla città lagunare?


Elisa

24 settembre 2014

L'App per creare App: App Inventor

App Inventor è una piattaforma molto semplice da usare, creata da Google per tutti quelli che avessero bisogno di creare delle app ad uso personale e di qualsiasi tipo. Queste app volendo possono essere anche caricate sul Google Play Store, a disposizione di altri utenti.

Ora questa "applicazione delle applicazioni" appartiene al MIT (Massachusetts Institute of Technology).
Dal sito ufficiale, leggiamo che: "App Inventor è un ambiente di sviluppo rivolto al sistema operativo Android, diffuso su smartphone e tablet.
Aperto a tutti, consente di sviluppare applicazioni utilizzando un browser web collegato direttamente sui server del MIT. (O.S. Windows, Mac, Linux).
Pur essendo su piattaforma Java, non serve conoscerne il linguaggio.
App Inventor lo scrive per noi quando, tramite un interfaccia grafica, assembliamo blocchi di codice preconfezionati assegnando "comportamenti" a componenti quali Pulsanti, Sprite, Sensori ecc..."

 

Ora come ora è difficile pensare di non trovare un qualsiasi tipo di app sullo Store: generalmente per ogni categoria ce ne sono più di una, più o meno simili, e che praticamente si differenziano solo nel tipo di interfaccia. Ma se per caso qualcuno non fosse soddisfatto dal materiale già presente in rete, potrebbe tranquillamente crearsi da sè la propria app, con le caratteristiche che ritiene essere migliori.


Anche la curiosità, a mio parere, è una buona motivazione per provare App Inventor. Ma volete mettere la soddisfazione di creare qualcosa che mai avreste pensato di poter fare, evitando tutti i passaggi più tecnici e noiosi?

Per chi volesse saperne di più: http://www.app-inventor.it/

22 settembre 2014

Nokia Treasure Tag Mini ti aiuta a cercare gli oggetti smarriti

L'ultima sorprendente novità tecnologica arriva dal colosso mondiale Nokia
A tutti, infatti, capita spesso di lasciare gli oggetti in vari posti e poi dimenticarsene



Soprattutto alle donne, che nelle loro borse si apre un mondo parallelo pieno di oggetti di varia natura; ecco perchè quelle più ordinate decidono di dedicare un'apposita tasca per ogni categoria di oggetti eppure anche in questo caso spesso può capitare di perdere qualcosa. Ma anche i maschietti non scherzano con la scarsa memoria

Tutta colpa della fretta e della sbadataggine, o chissà di quale gene...

Eppure proprio quando si ha bisogno di un oggetto specifico questo pare sparire sotto i nostri occhi: a tutti sarà capitato di dire "caspiterina l'ho appena visto ma non ricordo dov'è!" Ad esempio le chiavi dell' automobile sono ai primi posti nella classifica degli oggetti che si perdono con maggiore facilità, seguite a ruota dalle chiavi di casa, dal cellulare, ecc...

Ma niente paura, addio ansia, arriva Nokia Treasure Tag Mini WS-10 che quando si perde un oggetto ti aiuta a trovarlo.


Il concetto appare chiaro e definito: basta aggiungere Nokia Treasure Tag Mini agli oggetti a cui tieni di più e collegare il tag allo smartphone tramite Bluetooth. Così facendo si evita di perdere gli effetti personali proprio perché, grazie alle mappe, Nokia Treasure Tag saprà dire dove si trovano. 

L'innovativo dispositivo tecnologico appare sottile, leggero e facile da fissare. Basti pensare che il suo spessore è ora di soli 5,85 mm.

Unico requisito richiesto è la dotazione dello smartphone della funzionalità Bluetooth 4.0.

L'applicazione Nokia Treasure Tag è costantemente aggiornata ed il software più recente ti permette di ricevere le nuove funzionalità delle Treasure Tag non appena diventano disponibili.


Fonte: http://www.nokia.com/it-it/accessori/accessorio/ws-10/?sv1=gGso1PIV&sv2=facebook


Stefania

19 settembre 2014

Experiential marketing: prova il brand sulla tua pelle!


L'Experiential marketing nasce dall'esigenza dei brand di attirare l'attenzione del pubblico, facendosi ricordare e successivamente preferire ai competitor. Qual è il miglior modo per farlo? Pensando ai consumatori come individui, con pensieri, desideri ed emozioni proprie. Ecco dunque che il coinvolgimento diretto dell'acquirente risulta fondamentale, dando in primo luogo valore al soggetto stesso e solo in un secondo momento al brand. 
Il marketing esperienziale rappresenta il tramonto del marketing tradizionale, legato esclusivamente alla merce fisica e ai fattori qualitativi del prodotto.
Le aziende ora devono creare un progetto di intrattenimento e spettacolarizzazione, in grado di "toccare le giuste corde" dei consumatori.

E' necessario dunque comunicare con il target, "solleticando" la parte emotiva degli individui. A differenza dell'esposizione passiva tradizionale al messaggio, in questo caso i soggetti vengono coinvolti in un'esperienza reale allo scopo di legarli al marchio, che viene infatti sperimentato in prima persona.


La partecipazione è quindi essenziale in quanto per natura gli individui credono maggiormente a ciò che vivono sulla propria pelle o che viene loro raccontato da contatti fidati.
L'esperienza deve risultare memorabile e rilevante e soprattutto deve essere sensoriale, emotiva ed intellettuale, in grado di lasciare il segno.


Si riduce così la distanza tra brand e consumatore, rivolgendosi con queste campagne ad un'audience più ristretta, costruendo però un legame profondo a livello personale ed emozionale.
Il risultato? Le persone coinvolte molto spesso amplificano spontaneamente il messaggio attraverso i canali social, raccontando l'esperienza vissuta o condividendo videoclip di testimonianza, creando di riflesso "pubblicità gratuita" al marchio stesso.

Navigando sul web si possono visualizzare numerosi esempi di campagne realizzate da celebri brand; eccone un esempio, diventato un caso virale che ha spopolato sui social network.









Elisa

17 settembre 2014

Laurearsi in videogiochi? Ora è possibile!

E' il corso di Laurea che moltissimi di noi avranno sognato sin da bambini, e che alcuni continuano tutt'ora a sognare: Videogames.

Ora questa laurea potrà essere realtà.

Nascono a Roma Link Campus University e Vigamus Academy, per i futuri professionisti del videogioco. 
I corsi sono realizzati in collaborazione con aziende leader della game industry nazionale e internazionale.

Per questa scuola sono previste ben sei borse di studio, e l'iter formativo (della durata di tre anni) prevede di formire le basi necessarie per intraprendere qualsiasi carriera attinente a questo settore, fornendo le conoscenze utili dal marketing alla comunicazione, dal game development alla localizzazione e all’editoria.

Ad alcuni una notizia del genere potrà non piacere, e sicuramente c'è chi penserà che questo corso sia inutile e dedicato a chi non ha voglia di studiare. 
Ma non è assolutamente così: il corso di Laurea si inserisce in un mercato in costante crescita e in continua evoluzione, pronto anche in tempi di crisi a offrire numerose opportunità di inserimento ai giovani e con un fatturato globale annuo di 73 miliardi di dollari.
Le aziende partner del corso accoglieranno gli studenti per stage, tirocini e progetti di lavoro coordinati, permettendo loro di mettere in pratica le nozioni apprese durante il triennio e di avere opportunità di inserimento diretto nel mondo del lavoro.

Quindi perchè non prendere in considerazione anche un percorso di studi alternativo come questo?
In tempi di crisi è giusto sapersi reinventare e sperimentare nuovi settori: quella che per molti è una passione o un passatempo potrebbe diventare un mestiere redditizio. 

Veronica

15 settembre 2014

Appassionato di musica? Ecco le nuove cuffie con snodo smart

La Panasonic è pronta ad immettere sul mercato un nuovo ed innovativo prodotto. Si tratta delle cuffie Panasonic HXS, le quali hanno la peculiarità dello snodo smart.

Panasonic sta per lanciare sul mercato i due modelli di cuffie che con alcuni semplici e pratici accorgimenti risulteranno più pratiche e comode.

Le nuovissime cuffie Panasonic HXS sono più "ferme" sulla testa per coloro che le vorranno indossare per ascoltare la musica mentre sono in movimento.

I due modelli, HXS400 e HXS200 montano un innovativo giunto sferico per i padiglioni che ha il doppio scopo di rendere più semplice la chiusura degli stessi in rotazione durante il trasporto e assicurare un miglior contatto con le orecchie, fermo ma non fastidioso.

Inoltre su entrambi i modelli verrà usato un cavo di collegamento piatto contro l'attorcigliamento, tanto odiato da tutti noi. Così facendo si inizierà anche e soprattutto ad evitare di sistemare il cavo prima di poter inserire le cuffie nel nostro orecchio. Buone notizie per il mondo femminile che depositando le cuffiette in borse si tiravano fuori sempre più attorcigliate che mai.

Un'altra innovazione riguarda sicuramente i driver che sono in neodimio per una migliore qualità sonora. Le nuove cuffie sono disponibili in diverse finiture colorate in nero, bianco, rosa e verde militare. Ottimo il rapporto qualità/prezzo.

Entrambe saranno disponibili entro fine mese anche in Italia.

Stefania

12 settembre 2014

MOBILE INCIVILITY: Quando la tecnologia intacca l'educazione

La tecnologia dilagante sta avendo ripercussioni sulle regole di buona educazione? Pare che in alcuni casi questo sia già avvenuto.

Uno studio condotto dal sociologo Saro Trovato, fondatore di Found!, ha tracciato il profilo dei soggetti “affetti” dalla nuova forma di maleducazione definita “mobile incivility”.

Questo “abuso di tecnologia” sembra colpire 1500 persone dai 16 ai 65 anni. Lo studio è stato condotto seguendo la metodologia WOA (Web Opinion Analysis), monitorando online i principali social network e blog allo scopo di riscontrare quali comportanti vengono maggiormente contestati dall’opinione pubblica. 

“Il rischio che questa invasione hi-tech porta con sé” spiega il dott. Trovato “è quello di perdere di vista le cose più importanti, come le relazioni interpersonali e lo scambio di opinioni, quel confronto faccia a faccia che, con il passare del tempo e con l’intensificarsi dell’evoluzione tecnologica, sta diventando una merce sempre più rara”.

I luoghi comuni potrebbero far pensare che l’identikit dell’ “incivile digitale” possa essere rintracciabile nella generazione nata tra gli anni ‘90 e 2000, ma emergono risultati differenti: i principali soggetti “affetti” sono gli adulti di età compresa tra i 35-50 anni, mentre i giovani tra i 18 e i 25 si classificano al secondo posto, seguiti dalle fascia 55-65 anni.

Ma dove avvengono maggiormente gli episodi di inciviltà mobile? In primo luogo in ufficio sia a causa delle suonerie tenute ad alto volume dai colleghi, sia per l’utilizzo di dispositivi digitali durante le riunioni di lavoro. A seguire, nei mezzi pubblici, dove i passeggeri tendono a rendere partecipi gli altri viaggiatori delle loro conversazioni, usando un tono di voce inappropriato. Prese di mira anche le mura domestiche: i soggetti non si distaccano dal loro smartphone neanche durante il consumo dei pasti o mentre sono in compagnia del proprio partner.

Le carrellata fotografica mostrata qui di seguito, illustra alcuni dei comportamenti preferiti dai tecno-maleducati.














Connessi sì, ma responsabilmente!


Elisa